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differenza tra ignorante in materia ed esperto

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differenza tra ignorante in materia ed esperto

discussione su software pubblico e privato >>>
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La tecnologia dell’informazione digitale contribuisce al progresso mondiale rendendo più facile copiare e modificare le informazioni. I computer promettono di rendere questo più facile per tutti noi.
Non tutti vogliono che sia così facile. Il sistema del diritto d’autore dà ai programmi software dei “proprietari”, molti dei quali mirano a nascondere i potenziali vantaggi del software ad altri. Vorrebbero essere i soli a poter copiare e modificare il software che usiamo.
Il sistema del diritto d’autore è nato e cresciuto con la stampa – una tecnologia per la produzione di massa di copie. Il diritto d’autore si adatta bene a questa tecnologia perché pone restrizioni solo ai produttori di massa di copie. Non riduce le libertà dei lettori di libri. Un lettore ordinario, che non possiede una sua tipografia, può copiare i libri solo a mano e pochi lettori sono stati perseguiti per questo.
La tecnologia digitale è più flessibile della stampa tipografica: quando l’informazione è in forma digitale, la si può copiare facilmente per condividerla con altri. Questa grande flessibilità si adatta male ad un sistema come quello del diritto d’autore. Questo spiega le misure sempre più sgradevoli e draconiane che vengono oggi usate per far rispettare il diritto d’autore sul software. Consideriamo queste quattro regole della Software Publishers Association (SPA):
Tutte queste quattro pratiche assomigliano a quelle usate nella ex Unione Sovietica dove ogni fotocopiatrice aveva una guardia per impedire le copie proibite e dove le persone dovevano copiare le informazioni in segreto e passarsele di mano in mano come “samizdat”. Naturalmente c’è una differenza: il motivo per il controllo dell’informazione nell’Unione Sovietica era politico; negli Stati Uniti il motivo è il profitto. Ma quel che ci riguarda sono le azioni, non il loro motivo. Ogni tentativo di bloccare la condivisione delle informazioni, quale ne sia il motivo, porta agli stessi metodi e alla stessa severità.
I proprietari di software usano vari tipi di argomenti per ottenere il potere di controllare in che modo usiamo l’informazione.
Di cosa ha bisogno la società? Ha bisogno di una informazione che sia realmente disponibile ai suoi cittadini—per esempio programmi che si possano leggere, correggere, adattare e migliorare, non soltanto usare. Ma quello che viene consegnato di solito dai proprietari del software è una scatola nera che non si può studiare o cambiare.
La società ha anche bisogno di libertà. Quando un programma ha un proprietario, gli utenti perdono la libertà di controllare parte della loro stessa vita.
Ma soprattutto la società ha bisogno di stimolare nei propri cittadini lo spirito di cooperazione volontaria. Quando i proprietari del software ci dicono che aiutare i nostri vicini in maniera naturale è “pirateria”, essi inquinano lo spirito civico della nostra società.
Questo è il motivo per cui diciamo che il software libero è una questione di libertà, non di prezzo.
L’argomento economico a favore dei proprietari di software è sbagliato, ma la questione economica è reale. Alcune persone scrivono software utile per il piacere di scriverlo o per ammirazione e amore; ma se vogliamo più software di quanto già si scriva, bisogna raccogliere fondi.
Dagli anni Ottanta gli sviluppatori di software libero provano vari metodi per trovare fondi, con un certo successo. Non c’è bisogno di far diventare tutti ricchi, un reddito medio è un incentivo sufficiente per molti lavori che sono meno soddisfacenti del programmare.
Per anni, fin quando un’associazione lo ha reso non necessario, mi sono guadagnato da vivere con miglioramenti a richiesta del software libero che avevo scritto. Ciascun miglioramento è stato aggiunto alla versione standard rilasciata e reso così disponibile al pubblico. I clienti mi pagavano perché io lavorassi sui miglioramenti che volevano loro, piuttosto che sulle funzionalità che altrimenti avrei considerato di più alta priorità.
Alcuni sviluppatori di software libero guadagnano offrendo servizi di supporto. Nel 1994 Cygnus Support, che aveva circa 50 impiegati, stimò che circa il 15 per cento delle attività del suo personale riguardava lo sviluppo del software libero—una percentuale rispettabile, per una società di software.
All’inizio degli anni Novanta, un gruppo di imprese che comprende Intel, Motorola, Texas Instruments e Analog Devices si sono unite per finanziare la prosecuzione dello sviluppo del compilatore libero GNU per il linguaggio C. La maggior parte di GCC è tuttora sviluppata da programmatori remunerati. Il compilatore GNU per il linguaggio Ada venne finanziato negli anni Novanta dalla US Air Force, e lo sviluppo viene proseguito da una società appositamente creata.
Il movimento del software libero è ancora piccolo, ma l’esempio di radio sostenute dagli ascoltatori negli USA mostra che è possibile sostenere una grande attività senza costringere gli utenti a pagare.
Come utenti di computer oggi ci si può trovare ad usare un programma proprietario. Se un amico chiede una copia sarebbe sbagliato rifiutare. La cooperazione è più importante del diritto d’autore. Ma una cooperazione nascosta e segreta non contribuisce a rendere giusta la società. Una persona dovrebbe aspirare a vivere una vita onesta, apertamente e con fierezza, e questo comporta dire “No” al software proprietario.
Meritate di poter cooperare apertamente e liberamente con altre persone che usano software. Meritate di poter imparare come funziona il software e con esso di insegnare ai vostri studenti. Meritate di poter assumere il vostro programmatore preferito per aggiustarlo quando non funziona.
Meritate il software libero.
https://www.fsf.org/blogs/community/user-liberation-watch-and-share-our-new-video#info
Gli enti no profit sono regolamentati da apposite leggi dello stato e non sono una anomalia italiana, tutti gli enti no profit nei vari stati hanno agevolazioni fiscali e quant’altro. La differenza tra un ente no profit e quindi senza fine di lucro ed un ente lucrativo è proprio nei fini. Un’azienda trattiene il massimo per sè e distribuisce il meno possibile la ricchezza prodotta, è quindi un ente lucrativo. L’ente no profit funziona come un’azienda all’incontrario, trattiene il meno possibile per sè e distribuisce la maggior parte della ricchezza prodotta verso l’esterno sotto forma di aiuti economici, progetti, servizi. Perchè un ente no profit possa svolgere i propri servizi di utilità sociale ha necessità di avere dipendenti che portino avanti i progetti in modo continuativo, l’importante che il personale assunto serva effettivamente a produrre per le finalità dell’ente. Il motivo per il quale anche un ente no profit possa regolamentare con assunzioni il personale che lavora in pianta stabile è proprio per evitare che attraverso il volontariato si sfrutti in modo illegale la forza lavoro. Inoltre apposite limitazioni provvedono a regolamentare il giusto equilibrio tra forza lavoro e numero di iscritti/volontari. Molti enti pubblici preferiscono in certi casi affidare servizi essenziali a enti no profit proprio perchè rappresentano il giusto equilibrio tra costi e servizi offerti, un ente no profit quindi non solo mira al beneficio sociale ma permette in certi casi di offrire servizi utili per la collettività con molte meno possibilità di speculazione. E’ chiaro che ci possa essere sempre la mela marcia che voglia nascondere dietro al non profit un’attività speculativa ma è altrettanto vero che le normative attuali le quali sono ormai ben fatte e con adeguati vincoli lasciano spazio nullo a fraintendimenti, specialmente in caso di controlli. Credo quindi che sparare nel mucchio colpendo ed accusando in modo generale enti e associazioni sia una cosa altrettanto grave quanto speculare attraverso di essi, avvilendo inoltre chi da veramente l’anima per il bene altrui e chi regolarmente assunto lavora a fini di utilità sociale e non a fini capitalistici. Il modo migliore quindi per separare le mele buone da quelle marce è quello di sporgere regolare denuncia nel caso un ente no profit possa nascondere attività non consone al proprio operato. Le normative sugli enti no profit sono inoltre ben fatte e potete trovare in rete tutta la documentazione necessaria al fine di poter effetuare valutazioni più obiettive e puntuali.
http://www.gradiniemappe.com/2010/11/onlus-associazione-falsa-finalita_5.html
Gli enti no profit sono regolamentati da apposite leggi dello stato e non sono una anomalia italiana, tutti gli enti no profit nei vari stati hanno agevolazioni fiscali e quant’altro.
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Perchè un ente no profit possa svolgere i propri servizi di utilità sociale ha necessità di avere dipendenti che portino avanti i progetti in modo continuativo, l’importante che il personale assunto serva effettivamente a produrre per le finalità dell’ente
Non è affatto vero, un ente noprofit può benissimo funzionare senza avere dipendenti. E’ solo una scusa che riflette le vere finalità di chi gestisce questi enti, mirate al guadagno e non all’aiuto del prossimo
Credo quindi che sparare nel mucchio colpendo ed accusando in modo generale enti e associazioni sia una cosa altrettanto grave quanto speculare attraverso di essi, avvilendo inoltre chi da veramente l’anima per il bene altrui e chi regolarmente assunto lavora a fini di utilità sociale e non a fini capitalistici.
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L’ex calciatore del Bari Andrea Masiello ha patteggiato la pena ad un anno e 10 mesi di reclusione per associazione per delinquere e frode sportiva al termine di una delle inchieste baresi sul
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I suoi due amici-scommettitori, Gianni Carella e Fabio Giacobbe, hanno invece patteggiato un anno e 5 mesi ciascuno. La condanna è stata emessa dal gip del tribunale di Bari Michele Parisi che ha concesso a tutti e tre gli imputati il beneficio della pena sospesa.
I tre, che furono arrestati dai carabinieri lo scorso aprile, si sono auto accusati, tra le altre partite, di aver ricevuto soldi, circa 250mila euro, per il derby Bari-Lecce del maggio 2010 finita 2-0 per il club salentino. Secondo l’accusa la partita sarebbe stata comprata dall’ex presidente del Lecce Pierandrea Semeraro. Per questo motivo il Lecce è stato retrocesso d’ufficio in Lega Pro. Le partite contestate in relazione alla frode sportiva sono quattro: Palermo-Bari, Bari-Sampdoria e Bologna-Bari.
il leader